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giovedì 19 maggio 2011

Il miracolo di Celestino

I ragazzi uscirono di casa e il vecchio pullman giallo li raccolse di bar
in bar. L'auto girava ancora sull'imbrunire e insieme ad essa gli occhi dei ragazzi, le loro mani, gli accendini. Tutti alla ricerca dell'insolito, speranzosi di svoltare in mezzo ai vicoli verso una calle nuova.
Il ragazzo all'osteria li accoglie sapendo già cosa lo aspetta; ha fatto scorta d'amaro e già pensa al prossimo viaggio giù in Calabria.
Qualcuno ordina una bottiglia di vino e qualcun'altro si ritrova con un occhio nero già prima di giocare.
Il povero Joe aveva puntato sul "rosso" per l'ennesima volta e spingeva lì davanti tutto ciò che aveva in tasca.
Le sagnette fumavano sul suo piatto, e i fagioli si confondevano coi bottoni sul tavolo del Grande Bingo.
Il conto o la puntata, ti vengono a cercare e come al solito c'è l'ebbro che alza la posta.
Sorridono tutti alla vista del denaro e il piatto si gonfia, non è un conto ma sono offerte e questa non è una cena qualsiasi. E' l'ultima.
Ho visto una coppia di 3 battere una coppia di jack, e Lulù difendersi dal trans che gli gridava contro; mentre Mimì era impeganto in una gara di barzellette con la barbona. La stessa a cui poco prima aveva offerto una sigaretta.
Lo sguardo del perbenista scendeva lungo l'antica strada cittadina fino alle sue scarpe di vernice e si posò proprio nell'angolo dove viveva Celestino.
Un Papa rinunciava al papato,
così come la speranza scansava un altro giro d'acquavite.

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