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giovedì 15 marzo 2012

Le Tav (racconti di Max dal fronte italico)


Mi sentono arrivare.
Il ticchettìo di cento piedi nella mia testa, sono io, il centipede umano.
Vestiti di blu, votati alla gloria per la vittoria, per alcuni persino littoria.

Ridiamo di quel ragazzo che ci diede del 'pecorella', poichè siamo noi a tenere le fila del gregge.
Siamo i cani del pastore.

Eppure queste fila composte e intonate stridono contro il disordine d'intorno.
Gli alberi, le rocce, venute giù a caso nel disordine divino.

Ordine e disordine, poli immutati nel punto in cui i fronti, le idee e la storia ci dividono.
150 anni d'unità spazzati via da dove tutto cominciò, il Piemonte.

Siamo venuti con le nostre camionette, facendo la colletta per la benzina.
Siamo come voi, voi che venite fin qui col treno. Proprio quel treno che vorreste fermare.

Per combattere in egual modo contro il prezzo della benzina. Ci preoccupa in egual misura aprire un nuovo fronte così come raggiungerlo.
E un giorno, forse, non avremo più voglia di farlo.

Chi era Pecorella? L'avvocato che difendeva i comunisti.
Chi è oggi? L'avvocato della destra.

Noi siamo particelle elementari, troppo piccole per formare un corpo, una testa, un Io pensante.
Noi, come voi dall'altra parte, che non si fa altro che scagliare altre particelle contro gli altri e contro tutto.

Le particelle si uniscono in accelerazione, ma stiamo frenando ora. Tutti.
Le particelle si dividono: come noi.

Abbiamo bisogno di accelerare, uniti nelle parole delle 3P altisonanti: figli di papà, pastori e poliziotti.
Ma prima ancora c'è bisogno di benzina,
di luce,
di gas.