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mercoledì 20 giugno 2012

L'arte di smontare le cose (1)




L'allievo osservando un albero nel bosco chiese:
"Maestro, è il vento che fa muovere gli alberi 
o sono i rami che accarezzano l'aria?"
Il Maestro commosso sorrise:
"Il movimento è solo nel tuo cuore." 
(Jee-woon Kim)


L'arte di smontare le cose
- racconto -


Il fiume corre rapidamente ai margini del bosco e le suole di sughero galleggiano sulla ghiaia bianca. 
"E' già luglio, e per altri due mesi me ne starò qui" pensava. 
La fortuna di pagare ancora in sterline è un diritto riservato solo agli anglosassoni così come il privilegio di vivere nella vecchia Europa, sulle orme dei grandi pensatori del passato. L'anno 2000 è alle porte, e sembra che se ne siano accorti anche qui nella campagna molisana, sopra un'insegna, il nome di un bar. Passò sotto il pergolato di vite e accennò un "buonc'iorno" con perfetto accento sassone. La signora corpulenta all'interno si girò sobbalzando e rivelò tutto il suo stupore per l'insolito visitatore. "Oe" il suo saluto si aprì in un dittongo. Passò la mano sui capelli ricci e folti e poi sul panno che aveva in grembo. Dritto, rovescio, e sicura gli tese la mano nerboruta con il suo sorriso bianco che sferzava l'ombra tutto intorno.
"Come vi chiamate? Vivete qua? Vi porto qualcosa?" chiese, riprendendo lo straccio con la mano pulita.
"Bob Hopkins, Sir, ma chiamatemi pure Hope. Ho comprato una casa qui in fondo alla strada, e vorrei un tè" chiosò. Stupita lo guardò per un po' inclinando la testa come in attesa del perché di tanta brevità o freddezza. Volse quindi il passo verso il cucinino con una punta d'insoddisfazione e di curiosità. 
"Di chi era parente questo qui? ...e in fondo alla strada c'è solo la villetta di quel napoletano. Salvatore o comesichiama? ...non me lo ricordo proprio" continuava a pensare. Saverio, il napoletano, in realtà era considerato un immigrato, arrivato nel paese con una compagna avvenente ed emigrato da solo qualche anno dopo. Saverio coltivava mele biologiche e applicando questa particolare tecnica era riuscito a "farsi un nome" negli ambienti del commercio alternativo. Yoko Ono, la celebre moglie di John Lennon, era stata per un po' la madrina delle mele verdi giapponesi, osannate sul suo blog, e la cucina macrobiotica di Georges Oshawa le annoverava tra gli ingredienti fondamentali di una dieta sana. La ragazza new age di Saverio, però, non apprezzava quelle mele così tanto quanto i radical chic impegnati con la prova costume e di fronte a tanto isolamento prese a coltivare altre piante. Esaurite anche quelle decise di tornare a Stoccolma e al cibo in scatola, ai biglietti della metropolitana e alle scamorze danesi. 
Quando la signora ritornò col tè portava sull'avambraccio un cestino di panini freschi e un piatto sul quale aveva sistemato l'olio e il sale, li poggiò sul tavolino avorio in formica e ne risistemò la solidità sul sanpietrino. 
"E' vedovo?" sputò. Hope scoppiò in una risata tanto fragorosa quanto spontanea che delineava bene i confini del suo concetto di privacy. 
"Sono single, signora, e lei è moto simpatica. Quindi potrei anche ripensarci!". Sembrava proprio che Filomena avesse conquistato un nuovo cliente. 
"No grazie, sono sposata" sbuffò "lo sono ancora, e non v'è Dio che lo sopporti".
Quello humor inglese soffiava tra i due come un vento sottile, mentre il grembiule si animava e accompagnava le grosse anche verso la porta del locale. "Guardate escono le scuole" gli disse, ma lui non capì finché non vide il polverone sulla strada e il vociare dei ragazzi che irrompeva nel cielo azzurro.

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