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giovedì 25 luglio 2013

Del 'Guerrilla Artist' e altri mutanti sociali.

Courtesy, Instagram


Italia, 41° parallelo, luglio 2013 e c'è il sole. 
Riflessi, sui miei occhiali nero-specchiato, gli strobo di una piscina azzurro-blu e il bikini con inserti oro della Miss esclusa, in più le palme e i rigogliosi rosmarini illuminati dal colore della bella stagione; mi ritrovo qui, come ogni anno, all'ombra dell'ombrellone CocaCola a decidere tra il Cucciolone della mia infanzia e il Magnum della mia seconda pubertà. 
E' una scelta che pondero sempre con la massima attenzione e in cui non mi faccio guidare da un unico 'driver' (fame, sete, gola, prezzo, immagine) ma da tutti questi fattori combinati  insieme con un tocco di nuovo: la noia - che per fortuna considero solo da poco. Così mentre provo a chiedere alla vicina d'ombrellone la settimana enigmistica o in alternativa la possibilità di unire con un pennarello rosso i puntini sparsi sul suo costumino a pois, mi rammarico di nuovo della mia anacronistica mancanza: non avere lo smartphone. 
A quest'ora potrei essere qui a spassarmela on line  con quell'amico che pubblica reportage di intimo dalla sua 'postazione mobile' sulla spiaggia di Benidorm, aspettando di digerire il Maxibon di prima, terribile compromesso giovanilistico, o ancora meglio potrei messaggiare con la tipa che ha fatto del sua gonna a fiori un elemento di design grazie 12designers. 
Potrei, potrei. 
Vorrei chiedere, piuttosto, all'amazzone sdraiata qui accanto se le andrebbe di posare per un paio di foto da mandare a due amici londinesi, miei  e dell'arte, che ho da anni in rubrica sotto la lettera 's' (Saatchi & Saatchi) o più semplicemente se riesce a immaginare come starebbero le sue meches con un filtro toaster di Instagram. Vorrei, ma non posso, per il motivo di prima e quindi mi limiterò a sfogliare il libro tascabile che ho portato con me, senza cavetti né custodie antischizzo.

Mi accorgo però che non si può scrivere su un blog online aspettando di tornare a casa e riaccendere un Pc assemblato nel 2003, in cui resistono transistor che si possono considerare eterni al confronto con ogni produzione post 2000. Non tutti sanno, infatti, che per colpa della la strizza globale del 'millennium bug' oggi nessun produttore informatico si azzarderebbe a fare un prodotto che funzioni per più di dieci anni 'vai a vedere che...' dovessero incanalarsi tre cifre uguali sul display si materializzerebbe Doc con tanto di fulmini a ciel sereno e orologi che girano al contrario. Ok, direte voi, almeno l'invasione delle auto americane come la Dmc è esclusa visto il casino di Detroit, ma tutto il resto ve lo meritate pienamente voi tecnomaniaci, eccome.

Sono alla quinta pagina del libro e mi accorgo che, malgrado i 20 euro spesi tra ingresso, sdraio e gelato sto leggendo dei versi che mi portano 
lontano dalla mia piscina, piccola fonte di freschezza e di vitalità meridionale e collinare. Devo contestualizzare e fare come quel movimento artistico nato su Pinterest
 che dal taglio del soggetto all'associazione d'idee che riesce a evocare in uno scatto ben fatto sembra aver assorbito tutto ciò che hanno scritto 
di fotografia Ritchin e Barthes. Interpreto, allora, l'assenza nel mio zaino di una reflex wi-fi o di un iPhone come una precisa scelta di campo,
quella dell'egoismo della fruizione artistica, che sfocia persino nell'esercizio consapevole della disinformazione degli altri sui cavoli miei.
Starò qui tutta l'estate a godermela al sole senza che voi possiate invidiarmi o godere con me.
Questi non sono artisti né sono social-tipi, forse sono solo i fotogiornalisti moderni (quelli tradizionali, tra cui un premio Pulitzer, sono già stati tutti licenziati dal Chicago Sun-Time); sono i nuovi occhi del mondo, scevri da ogni appartenenza ideologica, valoriale e a volte anche tristemente
culturale, che volenti o nolenti ci raccontano il mondo come farebbero gli ospiti immaginari di Emily Dickinson:

Un ospite veloce, senza piedi,
cui offrire una sedia era impossibile
come invitare l'aria
ad accomodarsi sul sofà. 

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